ASMA GRAVE

L'ASMA GRAVE

L’asma è un problema globale, che colpisce 300 milioni di persone di tutte le età, gruppi etnici e origini geografiche. Si stima che circa 250.000 persone muoiano ogni anno a causa dell’asma.
L’asma è una malattia infiammatoria cronica localizzate alle vie aeree nella quale molti elementi cellulari giocano un ruolo primario (in particolare mastcellule, eosinofili e T-linfociti). L’infiammazione cronica determina un conseguente aumento dell’iperresponsività bronchiale, che causa episodi ricorrenti più o meno gravi e più o meno frequenti di respiro sibilante, dispnea, costrizione toracica e tosse.

Sulla base della combinazione della frequenza dei sintomi, della frequenza e gravità delle riacutizzazioni e del grado e variabilità dell’ostruzione bronchiale sono stati definiti 5 steps (gradini) di trattamento secondo la classificazione adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal National Asthma Education and Prevention Program degli National Institutes of Health, USA (progetto GINA – Global INitiative for Asthma). L’approccio terapeutico indicato dalle Linee Guida GINA evidenzia l’importanza del controllo della patologia. Il paziente “controllato” è quello che non ha sintomi diurni né notturni, non è limitato dall’asma nello svolgimento delle attività quotidiane, non ha necessità di utilizzare farmaci d’emergenza, ha una funzionalità polmonare conservata, non ha riacutizzazioni.

Lo schema di trattamento dell’asma secondo le linee guida GINA comporta uno spettro di intensità progressivamente crescente e prevede che, nei pazienti con malattia non sufficientemente controllata, vengano impiegate a dosaggi crescenti tutte le terapie disponibili. In questi casi, tuttavia, il medico può imbattersi nell’impossibilità di ottenere risultati soddisfacenti nonostante il ricorso ai dosaggi massimali e alle possibili associazioni dei principi attivi disponibili in commercio: è quanto si verifica nei pazienti che vanno incontro a riacutizzazioni frequenti, che rappresentano una percentuale piccola (il 5-10%) ma non certo trascurabile di tutti gli asmatici. Il controllo inadeguato dell’asma comporta l’insorgenza di frequenti riacutizzazioni, caratterizzate da un aggravamento improvviso o graduale dei sintomi e della funzione respiratoria. Le riacutizzazioni possono essere anche molto gravi, fino a provocare la morte, qualora non sia attuato un trattamento adeguato. Inoltre, l’asma grave è di per sé associato ad un aumentato rischio di ospedalizzazione e, quando non controllato, può compromettere in modo considerevole la vita dei pazienti dal punto di vista fisico, emotivo e sociale, limitandone l’attività lavorativa e la frequenza scolastica.

Dopo l’approvazione da parte della FDA statunitense, nel 2003, e dell’EMEA, nell’ottobre 2005, è disponibile Omalizumab, che ha rappresentato una duplice novità nella terapia dell’asma, che non risiede soltanto nelle prerogative della molecola in sé ma soprattutto nell’originalità dell’approccio alla patologia: si tratta infatti di un anticorpo monoclonale la cui azione interrompe la sequenza di eventi patogenetici che portano al caratteristico quadro clinico della malattia. Omalizumab infatti si lega selettivamente alle IgE circolanti, impedendone il legame con i recettori cellulari.
Omalizumab viene somministrato per via sottocutanea in regime ospedaliero ed è indicato al di sopra dei 6 anni d’età: il dosaggio varia in funzione della concentrazione di IgE totali e del peso corporeo. Nei numerosi studi finora eseguiti Omalizumab ha dimostrato di ridurre rapidamente del 90-95% (rispetto al valore basale) le IgE libere circolanti. Gli studi clinici hanno dimostrato che questa nuova strategia determina una soppressione della risposta precoce e tardiva delle vie aeree al test di provocazione bronchiale specifico e riduce le riacutizzazioni e i conseguenti ricoveri, nonché la necessità e la posologia di broncodilatatori e corticosteroidi.
Recentemente sono stati pubblicati i risultati del primo studio real life italiano condotto su 142 pazienti trattati per 12 mesi con Omalizumab. Lo studio ha evidenziato una riduzione del 78% della frequenza di riacutizzazioni, dell’87% delle visite in emergenza e del 96% delle ospedalizzazioni.
Non c’è inoltre competizione tra anti-IgE e immunoterapia specifica, anzi c’è sinergia, dal momento che i due farmaci agiscono con meccanismi d’azione diversi e a livelli differenti delle risposte immunitarie.

  • tratto da “Uniform definition of asthma severity, control, and exacerbations: Document presented for the World Health Organization Consultation on Severe Asthma”.
  • The Journal of Allergy and Clinical Immunology - Volume 126, Issue 5 , Pages 926-938, November 2010