Luglio 2016

Allergie, reazioni a farmaci, vaccini... essere informati per una corretta prevenzione

Nessun farmaco è sicuro al 100% per tutti i pazienti e in tutte le circostanze.

Prurito, eruzioni cutanee (di qualunque tipo), sono manifestazioni cliniche molto comuni in corso di assunzione di farmacologica. Tuttavia in alcuni casi, fortunatamente rari, possono insorgere quadri clinici ben più gravi che possono mettere a rischio la vita di una persona.
Le medicine che ci vengono prescritte dal medico, così come quelle “da banco” (senza obbligo di ricetta), possono causare vari tipi di problemi. D’altra parte basta consultare i foglietti illustrativi contenuti nelle confezioni per scoprire che anche i medicinali ritenuti più innocui e tollerabili possono essere causa di effetti secondari o collaterali.

L’O.M.S. definisce come reazione avversa o indesiderata qualsiasi risposta ad un farmaco che sia dannosa e inattesa e che sopravvenga alle dosi comunemente usate nell’uomo a scopo di profilassi, diagnosi o terapia. Per alcune tipologie di farmaci le reazioni sono caratteristiche (ad esempio orticaria da acido acetilsalicilico) e, in generale, secondo le statistiche, le reazioni avverse a farmaci si manifestano maggiormente nelle persone di età compresa tra i 15 e i 40 anni e nelle donne. Sono rare nei bambini.

Come sempre, è importante operare una distinzione tra intolleranza e allergia: le manifestazioni cliniche possono essere simili ma nel caso dell'allergia esiste un coinvolgimento del sistema immunitario (e quindi i test allergologici sono utili per formulare una diagnosi precisa), mentre nel caso dell'intolleranza non esiste una mediazione da parte del sistema immunitario e pertanto i classici test allergologici non sono utili per una diagnosi corretta.

In caso di reazioni severe è necessario recarsi dal medico curante oppure, soprattutto in presenza di problematiche respiratorie, recarsi al pronto soccorso, non dimenticando di portare con sé il farmaco che si ritiene possa esserne la causa.

L’allergia può provocare danni a vari organi e apparati, tuttavia alcuni effetti indesiderati sono collegati a reazioni prevedibili dovute al sovradosaggio (abbastanza frequente negli anziani che possono dimenticare di aver già assunto il farmaco poco prima), a effetti secondari o all’interazione con altri farmaci. In quest’ultimo caso, quando si assumono più farmaci, è necessario chiedere consiglio al proprio medico e comunque leggere sempre l’apposita sezione del foglietto illustrativo.
E’ importante ricordare che una delle cause scatenanti delle reazioni avverse è l’aumento del consumo di medicinali, così come la loro assunzione, non sempre giustificata o prolungata nel tempo.

Ma come si può diagnosticare un’allergia da farmaci? La diagnostica delle reazioni avverse a farmaci rappresenta un problema molto complesso e indipendente nell’ambito della diagnostica allergologica, soprattutto in relazione alle scarse conoscenze relative a tutti i meccanismi patogenetici e ai vari metaboliti attivi. La grande varietà di manifestazioni cliniche condiziona un necessario rigore nel procedimento diagnostico.
Esistono specifici test a cui ci si può sottoporre dopo aver verificato l’insorgenza di sintomi che lascino supporre la presenza di un’allergia e quando il medicinale riveste un ruolo importante nella cura del paziente. La scelta dei test diagnostici da eseguire sarà condotta in relazione alle manifestazioni cliniche insorte, al tipo e alle modalità di coinvolgimento del sistema immunitario e al farmaco che si sospetta essere responsabile. Ovviamente, è necessario che il medico curante o lo specialista valutino l’effettiva necessità di procedere ad approfondimenti allergologici.

VACCINI: più vantaggi o più rischi?

Sono lo strumento più efficace per la protezione dalle malattie infettive, tuttavia attualmente sono al centro di numerose polemiche.

Grazie all’utilizzo dei vaccini nella pratica medica è stato debellato il vaiolo, sono quasi scomparsi il tetano, la poliomielite, la difterite, e sono state notevolmente ridotte malattie virali come l’epatite B, il morbillo, la rosolia, la parotite e le malattie batteriche come la meningite, che possono causare quadri clinici anche molto gravi. Paradossalmente però le vaccinazioni sono “vittime del loro successo”: non essendo più visibili le patologie che sono state debellate o sensibilmente ridotte, è diminuita la percezione dell’importanza delle vaccinazioni, mentre vengono amplificati dal web messaggi allarmanti e preoccupanti sull’utilizzo dei vaccini e vengono diffuse notizie prive di fondamenti scientifici.

Vaccini tra leggende metropolitane e verità: il caso autismo

Lo studio del 1998, pubblicato su Lancet (Wakefield et al), che metteva in relazione autismo e vaccinazione, è stato ritirato nel 2010 e ha determinato la radiazione dall’albo dei medici dell’autore. Nel 2014 le riviste Vaccine e Jama (nel 2015) hanno pubblicato una ricerca su un totale di 1.256.407 bambini da cui non si evincono evidenze di un aumentato rischio di autismo legato alle vaccinazioni. Nonostante una lunga serie di evidenze, l’associazione tra autismo e vaccini continua a essere riproposta nei siti internet contrari alle vaccinazioni, sulla base di pochi lavori pubblicati su riviste minori che riportano casi aneddotici o distorcono in presunte revisioni i risultati di studi più importanti.

Nel 2015 è stata effettuata un’indagine su 1.000 genitori di bambini fino ai 6 anni d’età. Scopo del sondaggio: indagare la percezione nei confronti dei vaccini dopo i fatti di cronaca come il ritiro di un antinfluenzale per ipotizzati eventi avversi e le “sentenze” sul legame con l’autismo. Il 33% dei genitori intervistati pensa che i vaccini siano più pericolosi delle malattie che prevengono (paralisi per infezione da polio, la sordità per il morbillo, la polmonite per l’infezione da virus della varicella). Solo il 25,4% è convinto che, invece, siano utili e importanti Secondo il 25% non tutti i vaccini sono necessari, per il 12% forse la composizione è nociva. L’8% ha paura di danni a lungo termine, un altro 8% di effetti collaterali, per il 6% l’efficacia dei vaccini è ancora da dimostrare. In definitiva si sta comunque rilevando un calo delle coperture vaccinali in Italia.

Sicurezza dei vaccini

I vaccini, come tutti i farmaci, possono provocare eventi avversi. Nessuno rifiuta di assumere per esempio una compressa di acido acetilsalicilico per prevenire l’infarto o l’eparina per prevenire una trombosi dopo un intervento chirurgico. Si pensa giustamente che il farmaco, anche se potenzialmente causa di reazioni avverse, sia efficace nel prevenire queste malattie e che quindi il rapporto rischio/beneficio sia comunque favorevole. Così dovrebbe essere anche per i vaccini per cui le reazioni segnalate sono numericamente poco rilevanti e generalmente non gravi.