Dicembre 2016

Asma infantile: novità dalle Linee Guida

Importanti cambiamenti nell'approccio all'asma infantile, a partire dalla diagnosi e terapia nei bambini in età prescolare.

Dal recente congresso "Novità diagnostico-terapeutiche in Allergologia e Immunologia Clinica" tenutosi a Torino, sono emersi nuovi indirizzi nell'approccio dell'asma. Tra questi, assumono un'importanza particolare le indicazioni delle linee guida relative all'età infantile.
Le linee guida rappresentano uno strumento importante di condivisione delle nozioni per la gestione dell'asma da parte degli esperti. Il problema è che ne esistono molte, tutte importanti, ma in parecchi casi non adeguatamente recepite dai medici di base e dagli specialisti; probabilmente perché si tratta di documenti abbastanza voluminosi, da cui quindi può risultare difficile estrapolare gli aspetti pratici. Eppure, in esse possiamo trovare indicazioni fondamentali per la diagnosi e la terapia di patologie che, se affrontate seguendo le strade aperte da nuovi studi e ricerche, condurrebbero a risultati importantissimi per la vita presente e futura del paziente.

Le linee guida inerenti l'asma infantile, sono sempre state divise per fasce di età, considerando il bambino al di sotto ed al di sopra dei cinque anni. Questo perché si tende a distinguere il wheezing post virale (broncospasmo episodico) del bambino in età prescolare dall'asma del bambino in età scolare. Ma, in quest'ultimo anno, vi è stato un cambiamento significativo. In base al nuovo documento delle linee GINA-Global INiziative for Asthma (le più importanti e seguite a livello mondiale), è emersa la rilevanza di considerare e controllare farmacologicamente i sintomi nei bambini più piccoli.

Cambia quindi la prospettiva diagnostica: in passato si tendeva a pensare al broncospasmo ricorrente nel bambino sotto i 5 anni come a un evento più benigno, mentre adesso recenti evidenze scientifiche dimostrano che l’ostruzione bronchiale precoce, associata ad aspetti epigenetici (ambientali), rappresenta una predisposizione alla COPD (broncopneumopatia cronica ostruttiva) in età adulta. Quindi è necessario prestare una maggiore attenzione e consapevolezza anche al bambino più piccolo.

A partire dai 3 anni d’età, qualora si presenti un broncospamo ricorrente, è necessario indagare sui fattori di rischio: uno o due genitori allergici, presenza (anche pregressa) di dermatite atopica, presenza di un fumatore in casa, parto prematuro o madre che ha fumato in gravidanza, ecc., fattori sfavorevoli che fanno pensare che il soggetto potrebbe non avere il classico broncospasmo episodico, ricorrente, del bambino piccolo, ma qualcosa di più importante. Inoltre assume una fondamentale rilevanza non solo il numero di episodi ma soprattutto la loro gravità. Tuttavia, si deve ricordare che il wheezing (broncospasmo, fischio respiratorio) non è una diagnosi, ma un suono, un sintomo; dunque ci si deve chiedere se la presenza del “fischio” sia dovuto ai virus ricorrenti classici dell’età, e dunque non si ripresenterà più nel corso della vita, o se si stia sviluppando un’asma.

Il controllo è importante nella fase diagnostica e in quella terapeutica. I primi farmaci attualmente in uso, cioè gli steroidi, vanno somministrati per via aerosolica preferibilmente con distanziatore privo di cariche elettrostatiche o in alternativa in nebulizzazione (aerosol pneumatico), seguendo le giuste modalità. Gli aspetti educazionali sono fondamentali. Soprattutto, visto che le linee guida asseriscono di fare degli step up, ossia di salire con la terapia a seconda del controllo o meno della malattia, prima di aumentare i dosaggi bisogna accertarsi che il farmaco venga assunto nel modo giusto, cioè non etichettare come più grave un paziente che semplicemente non si sottopone correttamente alla terapia.

Infine, è doveroso ricordare che il bambino asmatico deve condurre una vita normale, dedicarsi a tutte le attività svolte dai suoi coetanei e praticare attività sportiva, la quale peraltro tende ad aumentare la capacità ventilatoria.