I Probiotici e il loro utilizzo nello sport di elite

Numerosi gli studi condotti per rilevare l’effettiva validità dei probiotici nel ridurre l’incidenza di infezioni in chi pratica sport a livello agonistico.

Gli atleti sono soggetti a una riduzione delle difese immunitarie. Tuttavia, è importante comprendere che lo sport non fa male, anzi, pare che una moderata attività fisica aiuti il sistema immunitario: i problemi sono proporzionali all’entità dello sforzo fisico.
Le criticità più evidenti si manifestano nel corso di competizioni particolarmente impegnative, quindi riguardano i cosiddetti sport d’elite.

Studi epidemiologici ed effetti del sovrallenamento e dello stress emotivo

La letteratura internazionale concorda nel ritenere che le infezioni delle vie aeree superiori (naso, faringe, laringe) e le gastroenteriti infettive, sono, insieme alle infezioni cutanee, la principale problematica degli atleti in trasferta.
A tal riguardo è utile ricordare che le infezioni delle vie aeree superiori, sono 4 volte più frequenti negli atleti rispetto ai soggetti sedentari e colpiscono con maggiore frequenza gli atleti di endurance, con un incidenza che si attesta anche fino al 30%.
Le infezioni gastrointestinali, sono diffuse e costituiscono un rischio di contagio degli altri atleti e degli altri membri dello staff, nelle trasferte, nonché un possibile rischio di insorgenza di epidemie nell’ambito di una manifestazione sportiva internazionale.
E’ noto che l'esercizio fisico intenso, lo stress emotivo ed il sovrallenamento, esercitano effetti negativi sul sistema immunitario aumentando il rischio di infezioni.

Studi sull’efficacia dei probiotici

Negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi volti ad indagare se la somministrazione di probiotici possa ridurre l’incidenza delle infezioni negli atleti d’elite.
I dati presenti in letteratura sono contrastanti. Alcuni studi hanno evidenziato una riduzione degli episodi infettivi a carico delle vie aeree inferiori (trachea, bronchi, polmoni) e del tratto gastro-intestinale con un concomitante effetto modulante a carico delle IgA secretorie e di numerose citochine, soprattutto quelle infiammatorie.
Al contrario, altri studi non hanno evidenziato alcun effetto dei probiotici nel ridurre il numero degli episodi infettivi così come nel modificare i pattern citochinici analizzati.

Le criticità degli studi condotti

Purtroppo gli studi presenti in letteratura evidenziano numerose limitazioni; le più importanti sono delineate da:

  • l’utilizzo di ceppi diversi di probiotici con schemi posologici e durata del trattamento molto diversi fra loro;
  • studi spesso di piccole dimensioni con follow up condotti per brevi periodi;
  • pochi studi hanno messo in correlazione i risultati clinici con valutazioni analitiche ed immunologiche.

Queste limitazioni rendono quindi difficilmente paragonabili i risultati ottenuti nei diversi studi, così come l’identificazione di indicazioni cliniche univoche.

Conclusioni

Le conclusioni che si possono trarre dall’analisi della letteratura disponibile sull’argomento sono quindi che:

  • l’utilizzo di probiotici non incide sulle performance sportive;
  • il probabile beneficio clinico deve essere validato;
  • l’effetto a livello del sistema immunitario degli atleti d’elite deve essere ulteriormente indagato.

Risulta quindi evidente che allo stato attuale, con i dati a nostra disposizione, non sia possibile avere una risposta definitiva alla domanda sulla capacità dei probiotici di modulare le difese immunitarie e rendere i soggetti a rischio più protetti da episodi infettivi. Servono studi su larga scala, con più soggetti coinvolti e con dei gruppi di controllo validi.

Paolo Borrione, ematologo
Direttore Sanitario del Centro Regionale Anti doping di Orbassano