Febbraio 2018

Come gestire la patologia turbinale per alleviare i sintomi dell’allergia

I soggetti allergici devono curarsi anche quando non avvertono sintomi, così da evitare l’aumento cronico di volume dei turbinati che rende difficile la respirazione. Oggi esistono farmaci al cortisone che garantiscono una significativa riduzione degli effetti collaterali.

Durante il recente Convegno annuale di Asmallergie, si è ampiamente affrontato il tema delle novità terapeutiche inerenti la patologia turbinale. L’intervento di Fabio Beatrice, ricco di spunti interessanti, ci ha persuasi a incontrarlo nuovamente per avere informazioni che posso essere utili a chi convive con il problema.

Per iniziare, capiamo cosa sono i turbinati.

Si tratta di piccole masse di mucosa, posizionate sulle pareti laterali all’interno delle fosse nasali, che funzionano come spoiler per veicolare, umidificare e depurare dalle scorie più voluminose, l’aria che respiriamo.

I turbinati sono strutturati per aumentare e ridursi di volume, ma a causa di alcune situazioni patologiche perdono questa sorta di autoregolazione, quindi si gonfiano ostruendo le fosse nasali e impedendo il passaggio dell’aria.

Le situazioni che causano gonfiore sono: imperfezioni anatomiche del setto nasale, stress e allergie; queste ultime hanno un ruolo molto importante.

Infatti, nell’allergia si verifica la stimolazione anomala della mucosa a causa degli allergeni, che comporta un’infiammazione cronica. Ciò significa che, indipendentemente dal periodo dell’anno in cui si presenta l’allergia, l’infiammazione permane, determinando l’aumento cronico di volume del turbinato che rende difficile sia la respirazione sia il passaggio di aria nei seni paranasali.

Farmaci contro la disfunzione dei turbinati

In assenza di importanti malformazioni anatomiche, che impongono di partire da un intervento chirurgico di correzione, la disfunzione dei turbinati nei pazienti allergici può essere tenuta sotto controllo con farmaci specifici. Si tratta di farmaci prevalentemente a base di cortisone, cioè antinfiammatori e antistaminici che si utilizzano con somministrazione locale (spray nasali).

E’ fondamentale sottolineare che il trattamento farmacologico per l’allergico dev’essere impostato sul lungo periodo; l’allergia è una malattia genetica e quindi è sempre presente. Purtroppo, nei periodi con ridotta o assente presenza dell’allergene causa della patologia, il soggetto allergico tende a non curarsi perché non avverte sintomi rilevanti. Tale atteggiamento aggrava l’infiammazione e con essa lo scompenso turbinale.

Aggiungiamo che ci sono casi in cui la terapia farmacologica non basta ed è necessario intervenire chirurgicamente con tecniche specifiche sui turbinati, dopodiché si riprendono i farmaci. E’ la cosiddetta “terapia sandwich”, applicabile in tutti quei casi che non rispondono in maniera soddisfacente al trattamento farmacologico.

Come è noto, i cortisonici possono provocare effetti collaterali rilevanti. Ecco un altro motivo per cui la maggior parte degli allergici interrompe la cura quando si sente meglio.

La novità interessante è che gli attuali cortisonici utilizzati per mitigare gli effetti dell’allergia, vantano un basso grado di assorbimento sistemico; sono costituiti da molecole pesanti, quindi limitano moltissimo gli effetti collaterali del cortisone e possono essere assunti con sicurezza per lunghi periodi.

Infine, ricordiamo che la moderna concezione della terapia allergologica si basa sul principio per cui non esistono farmaci adatti a tutti: è necessario adattare la terapia alla singola situazione, come un abito confezionato su misura, perché ogni allergico è diverso da un altro.

Redazione di AsmAllergie
A.S.